Panatta con Calopresti
Il Paese aveva tanti problemi – era stato l’anno del devastante terremoto in Friuli, dello scandalo Lockheed, il terrorismo era una costante e cupa emergenza – eppure la polemica sul viaggio in Sudamerica prese decisamente il sopravvento in quell’autunno.
Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest’ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere.
Adriano conobbe alcuni dettagli solo anni dopo, “Come il fatto che Berlinguer si era in qualche modo sentito con il leader comunista cileno Luis Corvalan e che quest’ultimo lo aveva messo in guardia sulle ricadute politiche, favorevoli al dittatore, di un eventuale boicottaggio”.
“E io, che pure da ragazzo manifestai contro la spedizione in Cile, oggi sto con Panatta e Berlinguer – sottolinea Calopresti – perché alla fine, nell’albo d’oro, è rimasto il nome dell’Italia e non quello del Cile epoca-Pinochet.
Fonte: www.repubblica.it
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