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Perché l'indecisione è diventata una virtù

Frenk van Harreveld dell'Università di Amsterdam ha notato nei suoi esperimenti che l'ambivalenza genera stress e può portare all'indecisione e a procrastinare (ci paralizza la previsione del rammarico che proveremmo dopo una scelta sbagliata); può anche spingere a riflettere di più sui pro e i contro, ma alla fine non conduce a scelte più obiettive.
René Ziegler, psicologo sociale e delle organizzazioni all'Università di Tübingen in Germania, ha osservato che, se l'impiegato è ambivalente verso il lavoro, la sua produttività è meno prevedibile e più instabile; e chi è ambivalente verso se stesso risente di più di successi e fallimenti personali.
Richard Boyatzis, docente di comportamento organizzativo, psicologia e scienze cognitive alla Case Western Reserve University, sostiene che sia legata alla capacità di vedere la realtà non in bianco e nero ma in sfumature di grigio: segno di sviluppo cognitivo, di apertura percettiva, di sensibilità, qualità che tendono a produrre leader più competenti (cita Oprah Winfrey); e se i «grigi» hanno obiettivi di lungo periodo e priorità chiare, possono superare anche l'indecisione.
Anche il filosofo Zygmunt Bauman, in Modernità e ambivalenza, sostiene che «la pratica più tipicamente moderna» è «lo sforzo di estirpare l'ambivalenza: uno sforzo di definire con precisione, e di cancellare o eliminare tutto ciò che non si riesce a definire o non si lascia definire con precisione», e afferma che questo atteggiamento è destinato a sfociare nell'intolleranza.

Fonte: www.corriere.itModena

February 2, 2011 Posted by | Uncategorized | Leave a Comment

   

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